
di Gian Mario Benzing
Giovane l’Orchestra come il Coro e i solisti: diretti da Marco Alibrando, per la regia di Maria Mauti, brillano il tenore Zizhao Chen e il baritono Misha Kiria
Donizetti senza un filo di grasso: fa la sua figura, il nuovo Elisir d’amore messo in scena dalla Scala (Marco Alibrando sul podio, regia di Maria Mauti), a patto di non insistere su ciò che questa edizione non è. Non è l’usuale vetrina per lo squillo e il patetico del tenore di fama (come Nemorino, la Scala ne ha visti sfilare molti, da Di Stefano a Villazón, da Pavarotti a Barbera, Grigolo e Meli). Non è sfoggio scenografico, né forzatura di pseudo-romanticismo. È un Elisir asciutto, con tratti filologici (edizione critica, fioriture, gli accompagnamenti del «rotondo», gustoso fortepiano di Daniele Di Teodoro) e doppiamente proiettato nel futuro: primo, perché, in gran parte, gli interpreti sono i giovani allievi dell’Accademia della Scala, solisti, orchestra e coro; secondo, perché questa edizione, ora visibile gratis, dopo le recite in teatro, su «LaScala tv», diventerà una «riduzione» per i bambini, in scena dal 24 ottobre.
Certo, l’essenzialità ha pro e contro. Disorienta lo iato tra la scena del Primo Atto,




