di Samuele Finetti
Ribadisce che aprire la guerra in Iran è stata una decisione giusta: «Potevo permettere che avessero l’atomica? Non avevo scelta». Riconosce di fatto che il rialzo dei prezzi del petrolio è colpa del conflitto. E prevede che l’Iran non si arrenderà prima di novembre, quando si voterà per le midterm. Subito dopo, però, assicura Donald Trump dal palco della convention repubblicana di Dallas, «la guerra finirà». Nel frattempo, però, gli americani che il 3 novembre rinnoveranno tutta la Camera dei Rappresentanti, 35 seggi al Senato ed eleggeranno 36 governatori si possono consolare con un’altra promessa: «Votatemi, e vi darò 5.000 dollari a testa, ma solo se vinceremo noi», dice il presidente degli Stati Uniti. Che trasforma l’appuntamento elettorale in un referendum su sé stesso: «Vi chiedo di fingere che io sia candidato».
Nella notte, mentre il tycoon arringava la folla Maga per oltre due ore, i raid iraniani danneggiavano diversi aerei Usa schierati nelle basi in Giordania. E in Yemen i ribelli Houthi proseguivano la loro avanzata militare: questa mattina, il governo ha riconosciuto che
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