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Trump, le tensioni con la Libia e le ambizioni americane in Africa

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Il ministero degli Esteri del Paese nordafricano ha convocato l’incaricato d’affari americano per protestare contro alcune dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca, il quale ha successivamente cercato di gettare acqua sul fuoco

Donald Trump ha rischiato un incidente diplomatico con la Libia. Durante un comizio elettorale in Georgia, il presidente statunitense si era espresso in termini poco lusinghieri nei confronti del Paese nordafricano. «Jon Ossoff ha personalmente sponsorizzato una legge per far arrivare eserciti di migranti da Paesi infestati dal terrorismo come Libia, Yemen, Haiti, Somalia. Ricordate come li chiamavo? “Paesi di merda”», aveva affermato, criticando l’attuale senatore dem del cosiddetto Peach State. Parole, quelle di Trump, che avevano innescato la reazione piccata del ministero degli Esteri libico, il quale, oltre a bollare come «offensive» le dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca, aveva altresì convocato l’incaricato d’affari statunitense in forma di protesta.

Poco dopo, Trump ha cercato di correre ai ripari. «Il popolo libico è fiero, resiliente, ospitale e merita pace e prosperità. Gli Stati Uniti e la Libia condividono una solida e duratura partnership nella lotta al terrorismo, basata sul successo storico ottenuto insieme nella sconfitta dell’Isis in Libia», ha dichiarato su Truth. Nel suo post, il presidente statunitense non

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