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Trump che si crede Gesù, il crocifisso oltraggiato in Libano e le «correzioni fraterne» del Papa

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di Antonio Polito

Così l’Occidente smarrito ripudia le proprie radici

Il presidente degli Stati Uniti che si crede Gesù. Un soldato di Israele che prende a martellate una statua di Gesù. C’è da dubitare delle comuni origini «giudaico-cristiane» dell’Occidente, ai cui valori quei due grandi Paesi pure si ispirano. Perciò per noi l’oltraggio è maggiore, e dà più dolore.

Questo bellicoso nuovo mondo sta coinvolgendo, strumentalizzandole, anche le fedi. Esercizio pericoloso come pochi altri. Non abbiamo ancora finito di rimproverare alle interpretazioni fondamentaliste dell’Islam la responsabilità di un conflitto di civiltà, avviato l’11 settembre del 2001 e orribilmente perfezionato il 7 ottobre del 2023, che ora anche nel nostro mondo la religione è di nuovo imbracciata insieme con i fucili, utilizzata come instrumentum regni, esibita a fini di consenso politico. Iscritta in progetti di potere temporale e di orgoglio nazionale.

Bisogna dunque essere grati alla Chiesa cattolica e al suo Papa se ancora riescono a rischiarare un po’ di queste tenebre alzando un crocifisso. Anche chi non crede nella Provvidenza non può oggi fare a meno di restare ammirato davanti alla sua previdenza, quando suggerì al Conclave il nome di un cardinale americano. Ci voleva

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