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La «fretta» di Trump, i calcoli dell’Iran: così le due strategie portano allo stallo

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di Viviana Mazza

Il Wall Street Journal: molti consiglieri dicono al presidente di limitare i contatti con i reporter

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – L’ultimatum per un accordo con Teheran doveva scadere ieri sera ma il presidente Trump, dopo aver definito in mattinata «altamente improbabile» la sua estensione, in serata lo ha in effetti esteso a tempo indeterminato.

Una delle paure degli europei — scriveva nei giorni scorsi l’agenzia Reuters — è che la «fretta» di Trump possa portare a un accordo superficiale con l’Iran, che gli faccia guadagnare i titoli dei giornali, lasciando però aperti problemi tecnici su arricchimento dell’uranio e sanzioni che richiederebbero mesi per essere risolti davvero. 

L’altra paura è, ovviamente, quella di un’escalation. Per il momento tutto è rimandato: il presidente americano prende tempo. «Se fossi stato presidente, avrei vinto in Vietnam molto rapidamente», aveva dichiarato ieri mattina Trump in un’intervista alla Cnbc. «Guardate il Venezuela, l’ho conquistato in 45 minuti»

Ma il presidente assicura allo stesso tempo che il fattore tempo non lo preoccupa in Iran. «Il tempo non è il mio nemico», ha scritto su Truth, mostrando fastidio per coloro ai quali «piace dire che ho promesso di sconfiggere l’Iran

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