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Torino, sull’«industria della Difesa la politica risponde all’arcivescovo Repole. Lo Russo: «Governino le istituzioni». M5S: «No escaletion militare»

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Il sindaco coglie la sfida: «Tema reale, giusto interrogarsi sulla trasformazione». M5S: «Non è scelta neutra»

Il dibattito sul futuro industriale di Torino continua , dopo l’intervento dell’arcivescovo Roberto Repole, che ha sollevato interrogativi etici e politici destinati a lasciare il segno. «Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?», ha chiesto il cardinale, esprimendo turbamento per un modello di sviluppo che rischia di legare la ripresa economica alla crescita dell’industria della difesa. Parole che hanno immediatamente innescato reazioni nel mondo politico locale.
A raccogliere l’invito al confronto è il sindaco Stefano Lo Russo, che, tornato dal Giappone, ha riconosciuto la fondatezza della questione posta da Repole, pur riportando il discorso su un piano più ampio e istituzionale. «Le parole del cardinale intervengono su un tema reale — dichiara —, che non possiamo liquidare con slogan: la trasformazione del nostro tessuto industriale». Torino, ricorda il primo cittadino, resta «prima di tutto una città manifatturiera», un’identità costruita in decenni di lavoro e competenze che oggi deve essere rilanciata dentro uno scenario globale profondamente mutato.

La fine dell’automotive

Nel ragionamento di Lo Russo, il passaggio da una storica vocazione automotive a nuovi ambiti produttivi è inevitabile,

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