
di Francesco Battitini
Per gli analisti del think tank americano Quincy Institute l’Iran sta cercando di capire se c’è la possibilità di staccare gli europei dalla «sottomissione» Usa
Rassegnatevi: non c’è economia europea che la possa scampare. E preparatevi: non c’è strategia americana che possa salvarvi. C’è una carta che gli ayatollah si stanno giocando, dopo il fallimento dei colloqui d’Islamabad: l’Unione Europea, con le sue paure e le sue indecisioni. Martedì, da Teheran, hanno ascoltato attenti Valdis Dombrovkis, il cane da guardia dei conti Ue, mentre diceva ai Ventisette che la guerra in Iran è già costata 22 miliardi in bollette energetiche e ci costerà in media mezzo punto di Pil, un punto d’inflazione e una probabile stagflazione: ovvero più disoccupati e minore potere d’acquisto. Hanno ascoltato e capito: ignorare il Vecchio Continente – come hanno sempre fatto in quest’ultimo anno, considerandoci troppo sdraiati sui capricci di Donald Trump -, non è più la strategia giusta. Il regime avverte che l’aria è cambiata. E a più d’un anno dal famoso discorso di J.D. Vance a Monaco, da quando il vice di Trump venne in Europa a disegnare il manifesto del Maga, molti sovranisti ormai si divincolano da




