
di Valerio Cappelli
La star di Hollywood si confessa in un memoir autobiografico: «The Steps. Come sono diventato Rocky Balboa» per Rizzoli
Questa è una storia di perseveranza e di caparbietà, di un attore che, «inseguendo un sogno impossibile», ha tirato un gancio alle umiliazioni, ai rifiuti, ai provini andati male, e nel 1977 vince tre Oscar. Sylvester Stallone, ha appena scritto (per Rizzoli) la sua straordinaria autobiografia, «The Steps. Come sono diventato Rocky Balboa». Intanto il 19 alla Festa del cinema c’è «I Play Rocky» di Peter Farrelly con Anthony Ippolito, sull’alba della saga, di cui si farà un nuovo capitolo.
Com’è nato Rocky?
«Vedevo la vita come un ring. Se decidi di salirci, devi combattere sennò la vita ti farà del male. Ti prenderà a pugni e ti butterà al tappeto. Pensai al personaggio di un pugile. Fui ispirato da Rocky Marciano figlio di immigrati italiani, ed ero pieno di attenzioni per una timida ragazza di quartiere. Una storia d’amore, non un film su un pugile in disgrazia. Volevo dire che il desiderio, il coraggio, l’amore può trasformare i propri limiti in punti di forza».
La reazione dei produttori?
«Ero circondato dallo scetticismo. Ma dissero:




