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Stati Uniti e Iran in guerra ma vicini di casa al Mondiale: 130 km a separare due mondi

Gli asiatici in ritiro a Tijuana, Messico, gli americani a casa loro, a Irvine. Basta percorrere la lunga highway a otto corsie sulla costa pacifica per congiungere due mondi opposti

Iran's players take part in a training session during the 2026 World Cup football tournament at the Centro Xoloitzcuintle in Tijuana, Mexico on June 11, 2026. (Photo by Guillermo Arias / AFP)

Centouno miglia, 162 chilometri appena, 130 in linea d’aria, per separare due mondi: a pensarci bene, il mondo è uno soltanto, questo folle in cui viviamo, dove la guerra si fa pure con il pallone. Se come sempre il calcio è lo specchio dei tempi, questo Mondiale americano racconta di geopolitica più di tanti summit diplomatici e, per capirlo, basterebbe percorrere la lunga highway a otto corsie che congiunge l’area del sud di Los Angeles a San Diego. Poi giù, oltre il confine con il Messico, per arrivare nella famigerata Tijuana. Da un lato, il ritiro degli Stati Uniti che preparano la Coppa del Mondo con grandeur e spirito da Zio Sam, dall’altro l’Iran, finito lungo il pericoloso bordo messicano per partecipare a una festa in cui si sente un intruso. I due Paesi sono in conflitto da decenni e in guerra aperta da tre mesi, tra bombe, cessate il fuoco momentanei e uno stretto chiuso da cui passano i destini di tutti.

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