
di Christian Benna
Mentre Bruxelles chiede più lavoro agile e tagli ai consumi le grandi aziende, da Stellantis a Denso (Toyota), tirano dritto. Polemiche per l’azienda di Poirino che richiama 300 addetti
«Gentili rappresentanti della direzione, con la presente desideriamo esprimere una preoccupazione in merito alla decisione di modificare la disciplina dello smart working . Tali scelte possono risultare disincentivanti per la permanenza in azienda». Così, senza troppi giri di parole, hanno scritto i lavoratori della Denso di Poirino ai propri manager, manifestando la contrarietà al rientro al 100% in ufficio «facendosi scudo dei costi ambientali e quelli economici dei carburanti». I vertici del colosso dell’automotive partecipato da Toyota avevano annunciato settimana scorsa la fine dello smart working in azienda per i 300 colletti bianchi del sito torinese. Così come ha fatto la Hanon di Campiglione Fenile e prima ancora Stellantis, che intende riportare tutti lavoratori a Mirafiori entro fine anno.
Il piano Ue ignorato
Insomma altro che lavoro agile per fronteggiare la crisi energetica, come richiesto da Bruxelles nel piano «Accelerate Eu», nel quale il lavoro da casa diventerebbe obbligatorio una volta a settimana. A Torino invece intorno allo smart working si scavano trincee, tra conciliazione vita privata




