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Si può stampare un cuore umano fatto con le proprie cellule? Luca Rosalia prova il «moonshot» a Stanford

Vivere con un cuore nuovo, fatto con le tue cellule, stampato in 3D. Fantascienza? Nei laboratori di Stanford c’è un giovane scienziato italiano che lavora a quel cuore con un compito preciso: insegnargli a battere. Ha soli 30 anni, è di Catania, si chiama Luca Rosalia, è un ingegnere biomedico che fa parte di uno dei primi laboratori al mondo che provano a stampare un cuore a dimensione umana. 

Un’impresa che in America chiamano “moonshot”, da sbarco sulla Luna. Usa la tecnologia soft robotics, robot morbidi, che si muovono come i tessuti del corpo. «Tecnologie utili per creare una sorta di palestra per questo cuore biologico, affinché possa essere allenato per ricreare e sostenere la pressione sanguigna». 

Al liceo era innamorato della fisica, ma voleva «fare qualcosa che potesse aiutare direttamente le persone. Ho pensato alla chirurgia ma poi ho capito che con la tecnologia, di cui ero da sempre appassionato, avrei potuto fare la differenza per ancora più persone».

Il primo trapianto di cuore è stato fatto da Christiaan Barnard, nel 1967, a Città del Capo: il suo paziente ha vissuto 18 giorni con il cuore di un’altra persona. Da allora i trapianti sono una realtà. Ma chi ne

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