
di Federico Fubini
Mancano i dati perché le navi viaggiano con i sistemi d’identificazione spenti ma dal 7 aprile almeno dieci cargo russi si sono diretti al porto iraniano di Amirabad
C’è un punto nel quale le guerre per l’Ucraina e l’Iran si congiungono. È la «porta di servizio» attraverso la quale la Repubblica islamica rompe, silenziosamente, l’assedio americano in atto da quando il 7 aprile Donald Trump ha ordinato il blocco del traffico navale iraniano attraverso lo Stretto di Hormuz. La «porta di servizio» è il secondo mare dell’Iran, il Caspio, perché esso mette il Paese in contatto con la Russia.
Attraverso il Caspio i due alleati, Mosca e Teheran, possono ancora commerciare. E lo stanno facendo ad un ritmo che sembra intensificarsi con il passare dei giorni. Le implicazioni sono potenzialmente profonde: se quella rotta rimanesse aperta, l’Iran avrebbe i mezzi per assumere un approccio più attendista e riluttante a negoziare con Washington. Il suo calcolo prevederebbe infatti di poter resistere più a lungo al blocco americano su Hormuz, mentre a sua volta il blocco sullo stesso Stretto alza il livello di stress nell’economia mondiale.
Quel che sta




