
di Francesco Verderami
Lo storico braccio destro di Berlusconi e le mosse nel partito e fuori
Gianni Letta is back. Per anni messo ai margini dai cerchi magici di Arcore e poi tenuto a distanza da Giorgia Meloni con cui i rapporti sono quasi inesistenti, è tornato sulla scena a Cologno Monzese e a Roma.
Presente al vertice politico-aziendale di Forza Italia in Lombardia e subito dopo vincente a Roma nella lotteria delle nomine, il gran ciambellano del Cavaliere è l’highlander del potere. Prima ha saputo lenire, sopire e troncare l’animosità di Antonio Tajani, a cui di fatto Marina Berlusconi ha chiesto di traghettare il partito del padre fino alle prossime elezioni. Poi, una volta tornato nella Capitale, è stato capace di indicare due suoi amici nei Cda di Eni e di Terna.
L’ha fatto con il metodo di sempre, quello che lo contraddistingue quando deve comporre difficili vertenze politiche o farsi largo nelle scelte per le aziende pubbliche. «Se possibile», è la formula che usa: lo dice agli interlocutori per ammansirli e lo scrive sui bigliettini a chi deve selezionare i nomi per le società partecipate.
Gianni Letta ha così riaffermato il primato del




