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Renzi abbraccia Tino Ferrari per la bandiera dell’Ucraina: «Il 25 aprile sequestrato da una minoranza di violenti». E annuncia l’appoggio a Lepore

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di Marco Madonia

Il senatore ed ex premier in città: «Sosterremo il bis del sindaco. Il voto delle Politiche? La vittoria del centrosinistra è inevitabile, Meloni ha già perso»

Matteo Renzi lo chiama «il corpo del reato». Lo stendardo con tre bandiere: ucraina, italiana ed europea. Il 25 aprile le sventolava Tino Ferrari, il professore e militante 81enne di Italia Viva allontanato dal servizio d’ordine del corteo antagonista perché aveva una bandiera del Paese che combatte da oltre quattro anni contro l’invasione russa. «Una provocazione guerrafondaia», l’hanno bollata gli organizzatori del corteo in una nota che ha attirato critiche. A pochi giorni dall’incidente diventato un caso nazionale, l’ex premier ha fatto tappa in città per esprimere solidarietà a Ferrari, seduto in prima fila, e ringalluzzire i militanti riuniti in hotel.

Renzi, che oramai risiede stabilmente nel campo largo del centrosinistra, rifiuta collegamenti tra l’allontanamento di Ferrari e le posizioni tiepide sul sostegno all’Ucraina di Cinque Stelle o Avs. «Chi ha impedito a Ferrari di partecipare al corteo non era del campo largo ma del cervello stretto». Al netto della battuta, peraltro riuscita, «quello che è successo sabato 25 aprile è un fatto di rara gravità», ha aggiunto

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