L’ex tecnico azzurro analizza il difficile avvio di stagione: “Max è un eccezionale uomo di calcio”. E indica in carattere e personalità la chiave per ripartire
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11 settembre (modifica alle 12:41) – MILANO
Se hai vissuto Napoli per 1514 giorni, e ci sei stato dentro scrutandola dalla panchina, hai facoltà per descriverla, decodificarla, narrarla proprio come se ti fossi accomodato sul cratere. Edy Reja è una specie di vulcanologo di fama che per quattro anni e due mesi – in sintesi cinque campionati – è stato in prossimità di quegli eccessi che s’avvertono ora: quattro partite, una vittoria e tre sconfitte, e al suo amico Allegri, che sta scoprendo un universo insolito per lui, vanno inviati messaggi incoraggianti. “Io credo in Allegri e anche nei giocatori che ha, nonostante debba confrontarsi con qualche infortunio”.
Come l’ha visto il Napoli?
“Se ragioniamo attraverso il risultato, è andata male; se riflettiamo su certi episodi e sezioniamo le partite, poteva essere un’altra storia. Ad esempio, di cosa staremmo parlando se al 90’ a San Siro Anguissa l’avesse buttata dentro e se sempre al 90′ al




