
di Luigi Ippolito
Carlo si dimostra sempre più un re «politico»: in fondo, il vero ministro degli Esteri della Gran Bretagna. E le parole di questo suo storico discorso – in cui, tra una battuta e un riferimento storico, nulla risparmia a Trump – ne sono la prova
(Luigi Ippolito, corrispondente da Londra) Carlo è sempre stato un «animale politico»: e quanto accaduto ieri, durante la visita di Stato negli Usa, lo ha dimostrato ancora una volta. Dal discorso al Congresso alle battute alla cena, non ha saltato un tema: Nato, Ucraina, clima. C’era di tutto e di più. E soprattutto, una sfilata di richiami a Trump: che però non ha battuto ciglio, anzi. Il che dimostra che – in fondo – è Carlo il vero ministro degli Esteri del Regno Unito, il diplomatico in capo, l’uomo delle missioni impossibili. Il suo potrebbe essere un regno breve, ma sta dando una svolta: mai così prima la monarchia era stata l’arma (non) segreta di Londra. Con buona pace dei repubblicani. Ecco il testo integrale del discorso al Congresso.
Signor Vicepresidente, Signor Speaker, membri del Congresso, rappresentanti del popolo americano di tutti gli Stati, territori, città e comunità,




