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Ranucci fa pure la vittima: guai a chi lo tocca

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Il legale del giornalista: «Troppe falsità, la Rai non può decidere su “Report”» Intanto lui querela la Forleo, che dice: «Ho commentato notizie non smentite»

Come un qualsiasi mezzobusto Rai senza alternative, Sigfrido Ranucci si incolla alla poltrona. E lo fa giocando all’attacco, forte della sua immagine a sinistra, dell’alleanza strutturale con i vertici dell’Usigrai (in silenzio assenso) e dell’indulgenza dell’intero corpaccione progressista (storicamente l’80% della struttura) all’interno della tv di Stato, che da sempre sventola gli azzardi deontologici di Report come esempio supremo di giornalismo stellare. Il conduttore in tournée per presentare il suo nuovo libro Il ritorno della casta liquida le richieste di un passo di lato con una similitudine cervellotica: «Se la Rai si lamenta di Report è come se il Papa si lamentasse del Giubileo».

Dopo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro e Piersanti Mattarella mancava solo il pontefice nel presepe in cui Ranucci si percepisce Gesù Bambino.

La linea difensiva dell’avvocato Roberto De Vita

Ma al di là del folclore autoreferenziale, la faccenda è seria e l’avvocato del giornalista, Roberto De Vita, mette il punto esclamativo sulla situazione. «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e

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