Oggi sarò al nostro Consolato generale su Park Avenue, a festeggiare il fantastico secondo posto di Yeman Crippa alla maratona di New York. Ieri invece, mentre lui tagliava il traguardo in due ore e sei minuti, io stavo soffrendo molto più indietro, e il traguardo di Central Park sembrava un miraggio. La sofferenza in realtà era cominciata il giorno prima.
Un celebre atleta, un altro campione di maratona, di recente ha raccontato al New York Times la sindrome del «panico da vigilia»: improvvisi dolori che ti fanno temere una pessima gara. Ecco, io li avevo tutti, proprio tutti, e di più: sabato 31 ottobre mi facevano male perfino dei muscoli e tendini e legamenti e giunture che non avevo mai saputo di possedere.
Nella notte fra sabato e domenica, quando in America spostavamo le lancette indietro e passavamo all’ora d’inverno, mi sono svegliato di soprassalto, con un potente raffreddore. Mi sono sforzato di non svegliare mia moglie ma ero convinto che la mia maratona era compromessa.
Poi New York ha fatto il solito miracolo. A cominciare dal meteo, che qui tratta con un riguardo speciale le prime domeniche di novembre da molti anni. Tutte le mie maratone newyorchesi




