Donald Trump è chiaramente impaziente di chiudere la guerra con l’Iran. E invece è possibile che debba armarsi di tanta, tanta pazienza, perché le notizie che arrivano da varie fonti e ricostruzioni sulla capacità dell’Iran di ricostruire almeno in parte arsenali, impianti, infrastrutture militari che erano state gravemente danneggiate, se non semi distrutte, dall’offensiva americana e israeliana indicano una resilienza del regime iraniano, che sorprende molti osservatori e di sicuro non corrisponde ai piani più ottimisti degli Stati Uniti e di Israele.
Uno degli scenari possibili – naturalmente, tutte le sorprese possono accadere, il regime potrebbe anche crollare – però uno degli scenari che vanno presi in considerazione, è quello di un’operazione di contenimento dell’Iran proiettata sui tempi lunghi, quella che nel gergo militare a volte viene descritta come il radere l’erba man mano che cresce. È un’espressione che fu usata qualche volta ai tempi della prima guerra del Golfo, quella di Bush padre contro Saddam Hussein, quando – finita la guerra senza che fosse caduto Saddam Hussein – periodicamente gli americani attraverso la zona andavano a bombardare questo o quell’impianto militare iracheno per tenere sotto una certa soglia di pericolosità l’Iraq, poi gli israeliani i militari




