di sara gandolfi
Bentrovati,
negli ultimi giorni, sui quotidiani italiani e di altri Paesi europei, si è scritto molto sui risultati del Programme for International Student Assessment (PISA), una delle più importanti indagini comparative internazionali nel campo dell’istruzione, promossa ogni tre anni dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Il test riguarda gli studenti quindicenni di tutto il mondo. Anche quest’anno le «Tigri asiatiche», come Singapore, Giappone e Corea del Sud, guidano nettamente la classifica, soprattutto in matematica e scienze: oltre la metà dei loro studenti raggiunge i massimi livelli di competenza. Tutti i Paesi africani e dell’America Latina partecipanti (solo sei in Africa) si posizionano invece sensibilmente al di sotto delle medie Ocse.
Leggendo i dati, mi è venuto da pensare: e quelli che a scuola proprio non ci vanno? Un comunicato stampa di Unicef mi aiuta a inquadrare il tema. «93 milioni di bambini non frequentano la scuola a causa delle crisi in tutto il mondo. I conflitti e gli sfollamenti li hanno tenuti lontani dall’istruzione per mesi, a volte per anni. Dal 2005 al 2025, l’Onu ha verificato oltre
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