di Andrea Bonafede
Il presidente Quagliuolo: l’Italia è leader nella raccolta, ma la domanda è in calo. Ecco quali sono i rischi e le possibili soluzioni
L’Italia è tra i Paesi più virtuosi nel riciclo della plastica, con un tasso del 49,6% nel 2025. Ma il paradosso è che il sistema rischia una crisi. Corepla, consorzio che fa parte del sistema Conai e si occupa di raccolta, riciclo e gestione degli imballaggi in plastica, lancia l’allarme. Se da un lato la raccolta differenziata cresce (del 5% nel primo semestre 2026), dall’altro la capacità di selezione si è ridotta di 11.500 tonnellate. Nel 2025 la capacità di riciclo persa ammontava a 400 mila tonnellate, mentre negli ultimi tre anni in Europa sono stati chiusi 45 impianti. I siti di stoccaggio sono dunque pieni, ma la domanda di plastica riciclata è scesa ed è attualmente ferma.
I fattori e le difficoltà
I motivi di questo scenario economico poco favorevole sono molteplici. «Nel 2025 la discesa dei prezzi della plastica vergine ha fatto crollare la domanda di quella riciclata — racconta Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla —. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz e lo “shortage” di petrolio è tornato




