
di Gian Mario Benzing, inviato a Spoleto
Il regista, 96 anni, guida con brio e inventiva le giovani voci del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto in un gioiello del teatro dell’assurdo tratto da Ionesco
«I pali hanno peli, i peli non hanno pali!». E quando suonano alla porta, c’è davvero qualcuno che suona alla porta o no? Discutono di problemi simili due coppie a cena, una cameriera e un pompiere, in una serata di trionfale nonsense, tra dialoghi inconcludenti, banalità e paradossi. È La cantatrice calva, opera di Luciano Chailly del 1982/86, gioiellino esilarante e spietato, tratto dal capolavoro di Eugène Ionesco del 1950, caposaldo del Teatro dell’Assurdo, in scena, con Marco Angius sul podio e i solisti della Filarmonica Calamani, al Teatro Caio Melisso di Spoleto, fino a domenica 6 settembre – riscoperta-clou del Teatro Lirico Sperimentale che, diretto da Enrico Girardi, festeggia l’ottantesima stagione. Grande prova per i giovani dell’Accademia del Tls che qui hanno l’occasione di essere nuovamente guidati da un maestro della regia quale Pier Luigi Pizzi.
Due «aderenze» speciali decidono la caratura e il successo dello spettacolo, accolto con applausi entusiastici al debutto: la prima è il cesello con cui la leggerezza e la fantasia




