di Alessandra Puato
La guerra del grano è l’ultimo fronte delle tensioni geopolitiche a contrapporre il blocco Occidentale a Cina, Russia e India. L’analisi di Ferruccio de Bortoli e le altre storie tra finanza e impresa
Fra le molte sfide che l’Europa deve affrontare, ce n’è una di cui si parla meno: quella alimentare. Non sono soltanto i costi dell’energia a salire a causa dei conflitti internazionali in corso, ma anche quelli di materie prime agricole come il grano o il riso. È un problema che nasce, fra l’altro, dall’aumento dei prezzi dei noli per le restrizioni al traffico navale (leggi Hormuz); peggiora con la siccità; coinvolge i granai del mondo come Cina, India, Russia e Ucraina. E benché abbia risvolti finanziari (l’effetto sui future, per esempio: i contratti a termine negoziati sui mercati regolamentati), non si risolve con l’intervento delle banche centrali. Va affrontato con determinazione o l’Europa rischia di finire nell’angolo, dice Ferruccio de Bortoli, che con Alessio Giraudo affronta il tema sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola lunedì con il quotidiano.
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