
di Federico Fubini
Giorgetti sta chiedendo a Bruxelles di reinterpretare le regole stesse in modo più morbido, ma per ora non trova sostegno fra i colleghi europei. Di qui la cautela del ministro
Venerdì è stata una di quelle giornate che danno da pensare a qualunque governo. E lasciano capire che la clessidra sta scorrendo: se non cambia qualcosa entro un mese o poco più nello stretto di Hormuz, con una riapertura dell’export di petrolio dal Golfo, allora dovrà cambiare qualcosa nel modo in cui le economie avanzate gestiscono una situazione senza precedenti. Area euro e Italia incluse. Non è un caso se Giancarlo Giorgetti rispolvera una metafora medica per spiegare il suo approccio in questa fase: «Quando il paziente ha la febbre il medico deve restare lucido e razionale», dice.
Non è difficile capire cosa intenda il ministro dell’Economia. Venerdì i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni di tutti i Paesi avanzati sono esplosi. Quelli degli Stati Uniti sono saliti di undici punti (cioè dello 0,11%, a un soffio dal 5%), i rendimenti tedeschi di 12 punti, i francesi di 16. L’Italia non poteva restare indenne al grande spostamento, con un’impennata di 17 punti




