
di Serena Palumbo
Francesco Pagnini, psicologo e professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano: «Non si tratta di un gioco, bensì di un processo adolescenziale legato alla ricerca della propria identità»
Corrono a quattro zampe nei parchi, si arrampicano sugli alberi mentre indossano maschere di pelo sulla faccia e code che oscillano dietro la schiena. Non è una performance, non è cosplay, non è una sfida virale come tante se ne diffondono negli ultimi periodi. Riguarda l’identità, forse anche l’appartenenza. Ma, in ogni caso, è il mondo – ancora poco conosciuto – dei therians: persone che non si riconoscono del tutto nella propria condizione umana e che sentono, dentro, di essere animali.
Guanti con artigli, posture feline, versi acuti: ogni dettaglio che li avvicina per estetica e comportamento all’animale con cui si identificano è considerato legittimo. Anzi necessario. Ma ridurre tutto a una «messinscena» sarebbe una semplificazione. «Per queste persone non si tratta di un gioco o di una moda passeggera, bensì di un processo profondo legato alla ricerca della propria identità», spiega Francesco Pagnini, psicologo e professore ordinario di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano.
Non sorprende, allora, che il fenomeno coinvolga soprattutto adolescenti e




