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Perché le scorte di uranio iraniano continuano a dividere Usa e Iran

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La Pepubblica islamica torna a chiudere all’ipotesi di rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito. La strada delle trattative si fa nuovamente in salita

Torna a complicarsi il percorso diplomatico tra Washington e Teheran. Martedì, incontrando il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha escluso che Teheran possa rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito. «Nemmeno una minima quantità di materiale nucleare arricchito lascerà l’Iran. Tali materiali costituiscono una risorsa fondamentale e una ricchezza nazionale per il popolo iraniano, destinata all’uso all’interno del Paese», ha dichiarato.

«Non ci saranno negoziati finché l’America non adotterà misure per costruire la fiducia, un processo che deve iniziare con il rispetto delle condizioni poste dall’Iran», ha aggiunto. Le affermazioni di Rezaei rendono impervio il processo diplomatico, visto che, per arrivare a un’eventuale intesa, Washington esige che l’Iran consegni le proprie scorte di uranio arricchito.

Lunedì, Al-Araby Al-Jadeed aveva riferito che gli Stati Uniti e la Repubblica islamica avrebbero probabilmente raggiunto un accordo entro questa settimana. Sempre lunedì, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si era recato a Teheran, per incontrare l’omologo iraniano, Abbas Araghchi.

La proposta della

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