
di Greta Privitera
Il generale sarebbe il primo premier di origine orientale
DALLA NOSTRA INVIATA
TEL AVIV – La musica è così alta che le parole si perdono fra i banchi. Che canzone è, chiediamo. Il ragazzo con la maglietta azzurra sgrana gli occhi, come se fosse impossibile non riconoscerla. «È Im Nin’alu». All’ingresso dello shuk, il mercato, distribuisce volantini dello stesso colore della sua maglietta, sono quelli di Sionismo religioso, il partito di Bezalel Smotrich. «Im Nin’alu» la cantava Ofra Haza, figlia di immigrati yemeniti cresciuta in queste strade, la prima artista mizrahi diventata una star nel mondo. Sono i versi di un poeta del Seicento, e cominciano così: anche se le porte dei potenti si chiudono, quelle del cielo restano aperte.
Per Hatikva, il quartiere a sud-est di Tel Aviv, sembrano scritti apposta. Dal ponte si vedono i grattacieli del centro riflettere il sole di un’estate che non vuole finire. Qui le facciate delle case sono scrostate e i fili della luce corrono fuori sui muri. Da ogni balcone sventola una bandiera israeliana. Hatikva nasce negli anni Trenta e diventa la casa degli ebrei arrivati dallo Yemen, dall’Iraq, dal Marocco.
Sono i mizrahim, gli «orientali»,




