
di Marco Cremonesi
L’obiettivo: riunirsi ogni settimana e dettare la linea. Ma il «Doge» non ci sta a farsi arruolare d’ufficio
Luca Zaia l’altro giorno aveva mandato un messaggio a Claudio Durigon. Qualcosa come «evitate di forzare sul mio ruolo». Durigon, vero uomo forte della Lega, ieri ha fatto venir giù con le ovazioni il centro congressi di Milano. Ma non l’ha ascoltato. Dal palco si rivolge direttamente all’ex governatore: «Ora voteremo un emendamento che si chiama segreteria politica e io credo che Salvini ti chiederà di farne parte». Poi, il botto: «Tu, Luca, ci devi mettere la faccia: non potrai esimerti». L’interessato, poco più tardi, non si scompone: «Oggi parliamo del congresso. Del futuro parleremo nel futuro».
La segreteria, la «cosa» leghista, sarà composta di nove membri «nominati e revocabili» da Salvini. Durigon la sogna «di grande peso e rappresentatività» e chiude la bocca agli scettici del «non si riunirà mai», giurando che «si riunirà ogni settimana e deciderà la linea del partito su tutte le questioni».
Ma Zaia non ci sta a farsi arruolare d’ufficio. Non si sa se entrerà nella segreteria, e tantomeno se accetterà il ruolo di vicesegretario che Salvini vorrebbe




