
La rivalutazione delle pensioni torna al centro dell’attenzione con l’avvicinarsi del 2027, quando milioni di pensionati italiani vedranno aggiornati i propri assegni per effetto dell’adeguamento al costo della vita. Le prime simulazioni indicano un incremento intorno al 2,9%, sensibilmente superiore all’1,4% applicato nel 2026, ma per capire quanto denaro arriverà effettivamente nelle tasche dei pensionati bisognerà considerare l’importo lordo del trattamento, le diverse percentuali di rivalutazione previste dalla normativa e il peso delle imposte, oltre alle eventuali modifiche che potrebbero essere introdotte con la prossima legge di Bilancio.
Il meccanismo della perequazione automatica, pensato per proteggere almeno parzialmente il potere d’acquisto dall’aumento dei prezzi, non garantisce infatti la stessa percentuale di adeguamento su tutte le fasce di pensione e, soprattutto, non deve essere confuso con un aumento aggiuntivo deciso dal governo. La rivalutazione serve a compensare l’inflazione già registrata, mentre il beneficio concreto dipende anche dalla struttura dell’assegno e dalla situazione fiscale del pensionato.
Pensioni 2027, perché si parla di una rivalutazione del 2,9%
Le stime attualmente utilizzate per calcolare gli aumenti del prossimo anno si collocano intorno al 2,9%, una percentuale che potrebbe ancora cambiare prima della pubblicazione del decreto interministeriale con cui verrà stabilito il tasso provvisorio di




