Come funziona la retribuzione dei direttori di gara? Un po’ come per gli alunni a scuola. Ci sono amicizie e antipatie, ma c’è un fattore principale che fa scattare veleni e litigi: i voti del professore
Giornalista
29 aprile – 20:44 – MILANO
Per gli arbitri di Serie A funziona un po’ come per gli alunni a scuola. Ci sono amicizie e antipatie, ma c’è un fattore principale che fa scattare veleni e litigi: i voti. Nella nostra classe dirigente arbitrale il meccanismo è grossomodo lo stesso. Il professore è un osservatore della Figc che, ad ogni partita, guarda i replay delle azioni salienti e scrive una pagella. Con tanto di valutazioni e giudizi. Il voto può andare da 8,70, ovvero eccellente, a 8,20 (insufficiente). A tutto ciò, però, c’è una conseguenza. Una buona prestazione probabilmente garantirà all’arbitro di essere richiamato per il weekend successivo, mentre in caso di errori o sviste si può incorrere in uno stop. E qui c’è da fare una precisazione: gli arbitri guadagnano a partita, a seconda della categoria e del ruolo svolto. Non arbitrare, quindi, significa non guadagnare.




