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Ora legale «permanente», l’Italia apripista in Europa: la risoluzione alla Camera e perché converrebbe non cambiare mai

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Conclusa l’indagine parlamentare, arriva la proposta per impegnare il Governo a sostenere l’ora legale permanente nell’Ue. Terna stima 160 milioni di kWh di risparmio aggiuntivo, ma resta il nodo della salute

Mentre gli italiani si preparano a spostare ancora una volta le lancette indietro, nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, alla Camera prende forma un’iniziativa politica per rendere quel gesto definitivamente superfluo. L’Italia vuole fare da apripista in Europa nella battaglia per l’ora legale permanente, chiedendo a Bruxelles di sbloccare una riforma ferma da sette anni e di aprire la strada a una sperimentazione che permetta di mantenere gli orologi un’ora avanti anche durante l’inverno. È questo l’obiettivo della risoluzione presentata il 15 ottobre, insieme ai risultati dell’indagine conoscitiva avviata lo scorso marzo dalla Commissione Attività produttive. Un passo avanti che, tuttavia, non significa che l’abolizione del cambio d’ora sia imminente: per arrivarci servirà un accordo europeo.

Dalle 360mila firme alla risoluzione

La proposta arriva al termine di un percorso avviato su impulso della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), di Consumerismo No Profit e del deputato della Lega Andrea Barabotti, promotore dell’indagine parlamentare. A sostenerla anche una petizione online che,

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