
di Marika Giovannini
Si è passati dal «Not» al «Pout». E intanto il Santa Chiara rimane un osservato speciale
Ripercorrere l’iter del nuovo ospedale vuol dire tornare indietro di almeno 25 anni. All’inizio degli anni Duemila, quando la giunta provinciale di allora — guidata da Carlo Andreotti — e l’assessora alla sanità Paola Vicini Conci decisero che era arrivato il momento di progettare una nuova struttura ospedaliera. Già allora l’ospedale Santa Chiara, in largo Medaglie d’Oro, sembrava obsoleto: costruito negli anni Settanta, il complesso mostrava già le prime crepe. E, soprattutto, era diventato una presenza troppo ingombrante all’interno dell’elegante quartiere della Bolghera. Si iniziò a pensare dunque al «Nort», il Nuovo ospedale regionale del Trentino, poi diventato «Not» (acronimo che, fin da subito, qualcuno bollò come di cattivo auspicio). E si individuò l’area, in via al Desert, stretta tra la città e la tangenziale.
L’iter
Nel 2011, quindi, partì l’iter per la realizzazione dell’ospedale. E si optò per un project financing: quattro le offerte registrate, con la vittoria di Impregilo. Ma è da questo passaggio che il percorso iniziò a complicarsi davvero. Le imprese escluse infatti presentarono ricorso al Tar. Con la lente puntata sulla composizione della commissione




