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Nodo liquidità: il 51% delle aziende vitivinicole verticali è sotto pressione

In un contesto segnato da cambiamenti climatici, instabilità dei mercati e trasformazioni nei consumi, il modello delle aziende vitivinicole verticali torna al centro dell’analisi economico-finanziaria. A fotografarne lo stato è la nuova ricerca promossa da Fivi in collaborazione con l’Invernizzi Agri Lab di SDA Bocconi School of Management, con il supporto della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Crédit Agricole Italia. Presentata a Vinitaly, l’indagine coinvolge circa 400 aziende associate e si inserisce nel solco di un lavoro avviato nel 2024. Se la prima ricerca aveva restituito l’immagine di un sistema «resistente e fragile al contempo», come lo aveva definito la presidente Rita Babini, il nuovo studio approfondisce le dinamiche di crescita e la gestione finanziaria di queste imprese.

Il nodo del capitale circolante

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il peso del capitale circolante, che emerge come fattore critico nella gestione aziendale. I tempi lunghi della produzione vinicola, uniti al disallineamento tra incassi e pagamenti, incidono direttamente sulla liquidità. «Il capitale circolante rappresenta un impiego importante per le aziende vitivinicole verticali», spiega Luca Ghezzi, docente di Management and Control Systems alla SDA Bocconi e coordinatore della

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