La scomparsa di Nadia Santini riporta al centro una questione che va ben oltre il ricordo di una grande cuoca. Riguarda il posto delle donne nella storia e nel futuro dell’alta cucina italiana. Una storia nella quale le protagoniste non sono mancate, ma sono rimaste pochissime quando si guarda al gradino più alto del riconoscimento gastronomico.
La scomparsa di Nadia Santini riapre il dibattito sulla presenza femminile nell’alta cucina italiana
In Italia, le donne che hanno conquistato le tre stelle Michelin alla guida di un ristorante sono state tre: Annie Féolde, Nadia Santini e Luisa Marelli Valazza. Tre nomi, tre storie differenti, tre modi di interpretare la cucina e di costruire un’identità gastronomica. Un elenco straordinariamente breve se rapportato alla ricchezza della ristorazione italiana e alla sua reputazione internazionale. Eppure, proprio da questi tre percorsi bisogna partire per comprendere una contraddizione: le donne hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione della grande cucina italiana, ma la loro presenza ai vertici della gastronomia è rimasta un’eccezione.
Tre donne, tre storie che hanno fatto la storia
La prima a raggiungere il massimo riconoscimento in Italia è stata Annie Féolde, all’Enoteca Pinchiorri di




