
di Thomas Bendinelli
L’analisi congiunturale di Confindustria Brescia mostra che più della metà delle aziende teme ricadute importanti dalle tensioni in Medio Oriente
Il manifatturiero bresciano tiene bene, almeno guardando lo specchietto retrovisore. Ma se il primo trimestre del 2026 restituisce numeri ancora positivi, è ciò che attende le imprese nei prossimi mesi a riempirsi di nuvole. A fotografare il clima è l’indagine congiunturale del Centro studi di Confindustria Brescia: tra gennaio e marzo l’attività produttiva è cresciuta del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un dato solido, anche se leggermente inferiore al +3,8% registrato nel trimestre precedente. Dietro i numeri resta però una sensazione diffusa di precarietà, alimentata dalle tensioni internazionali e dagli effetti economici della guerra in Medio Oriente. «È un dato positivo che non va di pari passo con quella che in questo momento è la reale situazione vissuta dal nostro sistema produttivo», osserva il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava. Il timore non riguarda soltanto l’impatto immediato del caro energia, ma la possibilità che la crisi si prolunghi nel tempo, con conseguenze sempre più pesanti su trasporti, commercio internazionale e fiducia degli operatori economici.
È proprio il focus dedicato al




