
Ogni giorno, da qualche parte nel mondo, 89 persone superano la soglia dei 30 milioni di dollari di patrimonio. Non è una proiezione teorica sul futuro, ma la media di quanto accaduto negli ultimi cinque anni: tra il 2021 e il 2026 il numero degli individui ultra-facoltosi, gli UHNWI secondo la classificazione internazionale, è passato da 551.435 a 713.626, con 162.191 nuovi ingressi in una fascia patrimoniale che da sola racconta quanto rapidamente si stia allargando la parte più alta della piramide della ricchezza mondiale.
È uno dei dati più impressionanti contenuti nella ventesima edizione del Wealth Report 2026 di Knight Frank, che fotografa un’economia globale attraversata contemporaneamente da guerre, inflazione, tassi più elevati, tensioni commerciali e instabilità politica, ma nella quale la capacità di accumulare grandi patrimoni non sembra essersi fermata. Anzi. Secondo il rapporto, la creazione di ricchezza continua a correre più velocemente della crescita economica generale, contribuendo a separare sempre di più i mercati frequentati dai grandi patrimoni dal resto dell’economia.
E dentro questa nuova geografia dei ricchi c’è anche un dato che riguarda direttamente l’Italia: il Paese non è tra quelli dove il numero degli ultra-ricchi crescerà più velocemente nei prossimi anni, ma sta diventando uno




