
di Virginia Piccolillo
L’opposizione attacca Tajani. La premier: vicina alla famiglia, cerchiamo la verità. I legali ricorrono in appello
«Abbiamo utilizzato tutti i canali politici e diplomatici con Il Cairo. E dubito che chiudendo quei canali ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarcene». Al termine di una giornata di scontro sul caso Regeni, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime «vicinanza alla famiglia» e risponde così alla richiesta del Campo largo di pretendere la consegna dei tre alti ufficiali dell’intelligence egiziana, condannati per il sequestro del ricercatore torturato e ucciso al Cairo nel 2016. «Siamo assolutamente determinati a cercare la verità. La sentenza non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo», ha aggiunto. Convinta però che «rompere con Il Cairo non sia la via per la verità».
A scatenare le polemiche erano statele parole pronunciate dal vicepremier Antonio Tajani: «Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l’Egitto a essere condannato in quanto tale». Affermazioni «molto gravi» per Elly Schlein e tutto il centrosinistra che lo aveva esortato a «pretendere dall’Egitto la consegna dei responsabili». Invitandolo a rispondere in Parlamento.




