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Moschea a Torino, il governatore Cirio: «Sì alla libertà religiosa, ma le istituzioni si pongano delle domande»

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Il presidente della Regione Piemonte: «Se qualcuno dice che vuole creare un simbolo per la propria identità, è giusto che le istituzioni facciano i giusti approfondimenti». Il sindaco Lo Russo: «La diversità è una ricchezza, non un impoverimento»

Da un lato la difesa della libertà religiosa, dall’altro il sostegno alla linea del suo vicepresidente Maurizio Marrone sulla moschea dell’ex area Nebiolo. Alberto Cirio prova a tenere insieme i due piani proprio mentre infuria la polemica politica sul progetto del centro polifunzionale di via Bologna. Nei giorni scorsi Marrone, candidato in pectore del centrodestra alla poltrona di sindaco di Torino, ha annunciato un’iniziativa legislativa per introdurre nuovi vincoli urbanistici e mettere in discussione la realizzazione della moschea. Una posizione che ha riacceso il confronto politico sulla libertà di culto e sul carattere che dovrebbe avere il progetto.

Cirio arriva con dieci minuti di ritardo alla conferenza con il cardinale Roberto Repole e il sindaco Stefano Lo Russo e scherza: «Scusate il ritardo, pensavo stessimo candidando all’Unesco la moschea, per cui ero andato in un altro indirizzo». Poi ricorda il legame con suor Cornelia, una religiosa che vive in Bosnia, in un contesto musulmano: «E lei mi dice sempre: Dobbiamo rispettare tutti,

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