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Monomateriali in poliuretano e componenti facilmente disassemblabili: la chimica dietro le scarpe riciclabili

di Alessandra Nardini

Una scarpa non è solo un indumento, ma è anche potenzialmente un rifiuto difficile da riciclare, complici i diversi componenti e le norme non uniformi per la loro gestione. La chimica ci viene incontro con nuove tecnologie

Le indossiamo tutti i giorni, ci sostengono e sono in grado di cambiare l’andamento delle nostre giornate. Le scarpe sono un oggetto senza cui difficilmente possiamo uscire di casa. Ma dietro la loro apparente semplicità si nasconde una piccola architettura di materiali: tessuti, poliuretani, gomme, metalli, adesivi. Tutto deve funzionare insieme mentre camminiamo. Il problema è farli tornare separati quando la scarpa non serve più. Tomaia, intersuola e battistrada vengono assemblati per garantire comfort, resistenza e durata. Ma questa combinazione «è anche ciò che rende difficile recuperare tutti i vari materiali e rende il fine vita, il riciclaggio, molto complesso», spiega Michele Corti, Key account manager Footwear sports & leisure, Performance materials Europe di Basf, tra le più grandi compagnie chimiche al mondo. È su questo passaggio che si concentrano alcune delle soluzioni presentate a Simac Tanning Tech 2026, che si concluderà domani a Milano. L’idea è progettare componenti e materiali tenendo conto non soltanto delle prestazioni

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