
L’ormai ex patron dell’omonima scuderia di F1 fu il primo a dare una monoposto ad Alex, nel 1992: “Provava sempre a sdrammatizzare, mai un momento di cedimento”
“Ci ha veramente insegnato tanto: a non sentirsi vittime, sfortunati, a reagire, ad amare quello che si fa e farlo con dedizione e sorriso”. Giancarlo Minardi, che nel 1992 affidò ad Alex Zanardi la prima monoposto di Formula 1, ricorda così a La Repubblica, con profonda commozione, il compianto campione scomparso ieri a 59 anni. “È sempre stato allegro, determinato, forte. Sempre una battuta, sempre a sdrammatizzare, mai un momento di cedimento. Per me era come un figlio adottivo”, racconta l’ex patron dell’omonima scuderia.
morte zanardi, il ricordo di minardi—
Giancarlo Minardi non ha dubbi anche su quale sia l’eredità che Zanardi lascia. “Tante cose, ma soprattutto il non abbattersi: quello è stato il più grande insegnamento: nessuno come lui. Ce lo ha insegnato con la regola dei 5 secondi, un messaggio di positività che ci lascia – aggiunge -. Quel momento in più che devi trovare dentro te stesso. Significa non arrendersi, superarsi”. L’ultimo pensiero Minardi lo rivolge alla famiglia. “Penso a suo figlio Nicolò, ma soprattutto a sua moglie Daniela, suo grande




