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Meloni-Trump: il paradosso di un governo che investiva su Washington

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di Massimo Franco

L’esigenza è di proteggere le relazioni storiche con gli Stati uniti, nonostante e oltre Trump

Con un eufemismo giustificato dall’esigenza di controllare ogni parola, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ammesso che nella riunione di oggi della Nato ad Ankara «il clima non sarà proprio dei migliori». Non lo è per un’Alleanza atlantica bersagliata dal presidente Usa, Donald Trump, che pure ne è il capo: tanto più dopo una lunga telefonata con Vladimir Putin, che aggiunge nuove incognite sull’appoggio all’Ucraina e sulla possibile saldatura con le componenti filo-russe in Italia e nell’Ue. E non lo è per Giorgia Meloni, insultata di nuovo dall’inquilino della Casa Bianca.

Il rapporto tra il presidente Usa e la premier sembra in pezzi; e non per volontà di Meloni che tace per non peggiorare le cose. Gli attacchi offensivi che continua a subire Palazzo Chigi costringono anche le forze dell’opposizione a esprimere solidarietà. L’esigenza è di proteggere le relazioni storiche con gli Stati uniti, nonostante e oltre Trump. Ma l’aggressione sistematica pone domande alle quali per ora mancano risposte.

È chiaro che si ritiene il governo italiano l’anello debole dell’Ue. E tuttavia, non ci si può

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