
di Simone Canettieri, inviato a Erevan (Armenia)
Al vertice Ue, colloquio della premier con Guy Parmelin: rapida soluzione alla vicenda delle fatturazioni delle spese ospedaliere
EREVAN (ARMENIA) – Nella pancia del complesso sportivo Karen Demirchyan, esempio squillante di brutalismo sovietico, Giorgia Meloni usa parole altrettanto nette e squadrate: «Con la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, l‘Unione Europea ha dimostrato di saper rispondere alle emergenze ma “ora” è il momento che alzi il tiro e passi dal sapervi reagire al saperle prevedere».
Un riferimento che si può cucire addosso alla situazione attuale: con l’Europa (e non solo) da una parte e gli Stati Uniti di Donald Trump dall’altra, scossone dopo scossone, tra guerre e dazi, crisi energetica ed emergenza difesa.
Meloni entra al vertice della Comunità politica europea, idea di Emmanuel Macron arrivata all’ottavo appuntamento, alle nove di mattina. Non rilascia dichiarazioni. «Dopo ragazzi», dice ai cronisti che l’attendono all’ingresso del palazzetto, dedicato a Demirchyan, segretario del Partito Comunista dal 1974 al 1988, eroe nazionale, assassinato durante una sparatoria in Parlamento.
Una volta iniziati i lavori la premier partecipa a una riunione con il presidente ucraino Zelensky, presente per lasciare acceso un faro sull’invasione




