
L’introduzione del Nil, che permette alle università di pagare i giocatori, ha spinto molti talenti a lasciare i nostri campionati ma anche a rimandare l’approdo in Nba. I casi di Sarr, Niang ed Ellis
Follow the money, e quando ti sbagli? Non ci voleva un segugio per capire che il mondo del basket è cambiato, basta con i soliti romantici. I soldi – money -, però, portano dritto all’università. Anzi, al college. Al di qua dell’Oceano, dal nostro piccolo punto di osservazione, cosa si vede? Si vede Saliou Niang, 21 anni, 2 metri, 86 chili, ala, giocatore della Virtus Bologna, azzurro in rampa di lancio, fare le valigie e andare a inseguire l’american dream. Per 5 milioni di dollari. Non in Nba, ma in Ncaa. Giocherà in Louisiana. Per anni lo sport universitario americano è stato raccontato come un mondo a colori, invidiato da tutti, a metà tra formazione, appartenenza e sogno verso il professionismo: borse di studio, campus, palazzetti pieni, allenatori-padri, rivalità storiche, la possibilità per un ragazzo di cambiare vita grazie al talento. Dimenticatelo.



