C’è un detto che recita “noi siamo ciò che mangiamo”, ma è davvero così? Quali rilevanze scientifiche possono confermare questo detto e quali eventuali implicazioni condizionano il nostro vivere quotidiano? L’espressione nasce dal pensiero del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804–1872), che nel XIX secolo sottolineava come l’alimentazione non fosse solo un bisogno fisico, ma anche un elemento fondamentale per la salute spirituale e culturale dell’uomo. Prima di lui, il francese Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826) aveva scritto: «Dimmi cosa mangi e ti dirò cosa sei», evidenziando il legame tra cibo e identità.
Noi siamo ciò che mangiamo? Una domanda che ha attraversato i secoli Dall’alimentazione dei primi uomini alle abitudini moderne
I primi uomini sulla terra erano onnivori, mangiavano tutto quanto veniva offerto dalla natura, carne, pesce, tuberi, insetti, radici, semi e frutta, poi l’Homo habilis concentrò la sua dieta su carne, frutta e vegetali e infine l’Homo erectus (agevolato dall’invenzione del fuoco e di nuovi utensili) imparò a cucinare la carne e trasformare i vegetali. L’uomo è stato cacciatore per milioni di anni e ancora oggi, soprattutto in alcune remote regioni del mondo, si caccia solo per mangiare.




