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L’uso dell’intelligenza artificiale tra gli psicologi: tra adozione diffusa e necessità di una guida etica

di Redazione Salute

Persistano timori legati al rischio di un’illusione di cura e dell’autodiagnosi, oltre alla preoccupazione per una possibile riduzione della relazione umana o per la dipendenza emotiva dai chatbot

Presentata oggi a Milano la prima indagine nazionale su usi, rischi e prospettive dell’intelligenza artificiale nella professione psicologica, un lavoro voluto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

L’analisi ha fotografato il rapporto tra tecnologia e clinica attraverso le testimonianze di ben 5.906 professionisti
I risultati emersi delineano un panorama in cui il 58,76% degli psicologi utilizza già l’AI nella pratica, principalmente per attività amministrative o di ricerca, mentre emerge un dato di grande impatto clinico riguardante i pazienti, dato che il 55,04% di essi vi ricorre autonomamente per affrontare solitudine, aspetti emotivi o per ricercare informazioni diagnostiche.

La ricerca mette in luce come, nonostante la curiosità sia il sentimento prevalente per il 75,89% dei partecipanti, persistano timori significativi legati soprattutto al rischio di un’illusione di cura e dell’autodiagnosi per il 79,45% degli intervistati, oltre alla preoccupazione per una possibile riduzione della relazione umana o per la dipendenza emotiva dai chatbot.

In questo contesto di profonda trasformazione, Valentina

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