I disturbi dello spettro autistico potrebbero essere raggruppati in almeno due sottotipi distinti, uno caratterizzato da una connettività molto elevata tra diverse aree cerebrali e uno contraddistinto invece da una connettività ridotta rispetto alla media.
A suggerirlo è uno studio coordinato da Alessandro Gozzi, del Centro di Neuroscienze e Sistemi Cognitivi (Center for Neuroscience and Cognitive Systems) di Rovereto (Trento), pubblicato su Nature Neuroscience.
La ricerca è un tentativo di suddivisione delle tipologie di autismo che supera le classificazioni tradizionali, basate sull’osservazione dei sintomi clinici, per indagare che cosa vi sia alla base delle diverse manifestazioni di questo disturbo.
Un’ampia gamma di disturbi sotto lo stesso termine
I disturbi dello spettro autistico – talvolta definiti, più semplicemente, autismo – sono disturbi del neurosviluppo che si possono manifestare in modo diverso in differenti momenti della vita e i cui sintomi coinvolgono in genere socialità, linguaggio e comunicazione.
Difficoltà nelle interazioni sociali, interessi ristretti, comportamenti ripetitivi, percezioni sensoriali alterate e ipersensibilità rispetto agli stimoli sono alcune delle manifestazioni dell’autismo, condizione che, in Italia, interessa almeno un bambino ogni 77 (i numeri indicano coloro che ricevono una diagnosi ufficiale di autismo).
Eccessiva o scarsa comunicazione tra aree




