
Domani il referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione. Reykjavík ridiscute la propria sovranità.
Kristján Loftsson, 83 anni, è l’ultimo cacciatore di balenottere comuni d’Islanda, forse d’Europa. Ma adesso si trova davanti un avversario che non può colpire con l’arpione: l’Unione Europea.
Domani gli islandesi voteranno sulla riapertura dei negoziati di adesione a Bruxelles, interrotti nel 2013. Non si tratta ancora di decidere l’ingresso nell’Ue: se le trattative ripartissero e si arrivasse a un accordo, sarebbe necessario un secondo referendum. Ma una vittoria del sì potrebbe segnare l’inizio della fine per la caccia commerciale alle balene, incompatibile con le politiche europee di protezione dei cetacei e con il divieto di commercio dei prodotti derivati.
Loftsson è il proprietario della Hvalur, l’unica impresa islandese ancora impegnata in questa attività. Nel giugno scorso le sue navi sono tornate in mare dopo due anni di pausa: per il 2026 il governo islandese ha autorizzato la caccia a un massimo di 150 balenottere comuni. Quasi tutta la carne viene esportata in Giappone, perché in Islanda la domanda è ormai scarsa e il turismo legato all’osservazione dei cetacei vale molto più dell’industria baleniera. Eppure Loftsson continua a difendere la caccia come una risorsa economica e, soprattutto, come




