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L’Italia e la cautela in Medio Oriente: il caso del nostro drone lasciato a terra in Kuwait (che smentisce le parole del segretario Nato)

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di Francesco Verderami

A marzo l’attacco iraniano a una nostra base e la scelta di non far alzare in volo i mezzi ninacciati

Diventare bersaglio del nemico per mano di un alleato non era mai successo. Ma nell’Occidente delle prime volte ci ha pensato il segretario della Nato a trasformare l’Italia in un Paese aggressore agli occhi dell’Iran.
Dichiarando il falso. E la prova è un rottame che dal 15 marzo giace sulla pista della base di Ali Al Salem in Kuwait.

Due settimane prima Stati Uniti e Israele avevano sferrato l’attacco al regime islamico di Teheran e in risposta gli ayatollah avevano preso a bombardare i Paesi del Golfo.
Compreso il Kuwait, dove l’Aeronautica italiana è presente con caccia e droni inseriti nel dispositivo della Coalizione internazionale contro l’Isis. La loro base è Ali Al Salem. Soprannominata «the Rock», è uno dei dispositivi militari più importanti in Medio Oriente, che non a caso era subito diventato uno dei target per gli iraniani.

Il 15 marzo uno sciame di missili e di droni aveva messo nel mirino uno shelter all’interno del quale c’era un MQ-9A Reaper della task force italiana, andato distrutto durante l’attacco. Era uno dei

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