
di Simone Canettieri
La linea di FdI: «Su Kiev non si cambia»
Non la prende bene, e glielo fa notare senza timidezze. Giorgia Meloni all’ora di pranzo legge le dichiarazioni di Matteo Salvini sull’Ucraina. Ruvide, in apparenza definitive, addirittura già con un timing preciso: al prossimo Cdm il rieletto segretario della Lega annuncia che dirà no agli aiuti militari ed economici all’Ucraina. Lo farà mettere a verbale. In altri tempi, parole simili avrebbero provocato — di botto — una crisi di governo. Non sembra questo il caso.
Perché intanto succede qualcosa. La premier recapita a Salvini la sua irritazione per questa sortita, affatto concordata. Telefonata o messaggio WhatsApp poco importa. Meloni fa arrivare al vicepremier un ragionamento che si può sintetizzare così: «Caro Matteo, capisco il contesto del congresso, capisco tutto. Ma così metti in difficoltà me e il governo, te compreso».
Come per magia — dopo due ore e il messaggio di Meloni — nel discorso della sua rielezione Salvini ammorbidisce la posizione. Si domanda, retoricamente, se le armi e i soldi a Kiev siano la via migliore per la pace, auspica di investire sulla diplomazia, invita con garbo gli alleati «a ragionare», coltiva




