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Salvini e la sindrome da accerchiamento: giornalisti «servi», alleati che «mai più» potranno permettersi sgarbi e traditori che «hanno trattato i loro fratelli militanti come nemici»

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di Marco Cremonesi

«Fedriga assente? Si viene anche con la cresima del figlio»

Salvini l’assediato. Preso di mira dai «giornaloni», circondato di traditori, abbandonato dagli imprenditori, mal sopportato dagli alleati. Con una «magistratura marcia» che prende di mira la Lega. È «Davide contro Golia». Ma niente paura. Da ieri, con la sua rielezione, la musica cambia: i traditori avranno il fatto loro, gli imprenditori saranno riconquistati («Saremo il secondo partito del centrodestra»), gli alleati «mai più» potranno permettersi sgarbi. E i pm, se prenderanno di mira altri leghisti, «avranno il segretario della Lega come primo avversario».

Matteo Salvini inizia infuocato contro i giornalisti. Tenuti rigorosamente separati dai congressisti: ingressi diversi, piani diversi, security schierata. Il più indignato è Maurizio Scandurra, opinionista della Zanzara già iscritto alla Lega. Ma Salvini rivendica: «Da giornalista iscritto all’Ordine ho chiesto io agli organizzatori» la separazione, per «non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate». Poi, tocca agli editori: «Non dico che i giornalisti siano costretti, ma lavorano in contesti per i quali il racconto della realtà passa in secondo piano rispetto alla speranza di padroni che si

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